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Debutta la nuova Wine Selection della Guida Michelin per raccontare il vino attraverso persone, territori e consapevolezza
...La Guida Michelin sta per compiere un passo che, più che un’estensione editoriale, è una vera e propria dichiarazione di visione: l’introduzione di unaWine Selection dedicata ai vini e alle cantine di tutto il mondo. Non una guida autonoma, non un’entità parallela, ma una sezione specializzata che si integra organicamente nella Guida Michelin, ampliandone lo sguardo e rafforzandone il ruolo di interprete globale dell’eccellenza gastronomica ed ora anche enologica.
Un’integrazione per condividere valori, metodo, rigore e filosofia: il vino entra così nel perimetro Michelin non come ospite, ma come linguaggio naturale del territorio, in continuità con la cucina, l’ospitalità e la cultura del fare bene, quale coerente estensione.
Dal cielo alla terra: la metamorfosi della stella in grappolo
Il cambiamento più visibile e simbolicamente potente, è il passaggio dalle stelle ai grappoli. Non una semplice sostituzione grafica, ma una trasformazione concettuale. La stella Michelin, del resto, ha sempre evocato più un fiore che un astro: le sue punte ricordano petali, materia viva e non geometria celeste. In questa nuova declinazione, una delle facce della stella si trasforma in peduncolo, accompagnato da una piccola porzione di tralcio, così che i lati già arrotondati della stella/fiore vengono naturalmente reinterpretati come acini. Un segno intelligente, quasi inevitabile, che riporta la valutazione dalla dimensione astratta a quella agricola, dalla luce al suolo.
Il grappolo evoca l’origine, il lavoro e l’attesa: il simbolo perfetto per raccontare il vino non come prodotto finale, ma come processo identitario e come risultato di scelte reiterate nel tempo: laconsapevolezza che il valore non sta unicamente nel risultato nel calice, ma nel percorso che lo ha generato.
I cinque criteri: una valutazione che racconta
La nuova Wine Selection Michelin si fonda su cinque criteri precisi e dichiarati, che insieme costruiscono un unico racconto
- Qualità agronomica: la salute e la vitalità del suolo, la gestione attenta del vigneto, il rispetto dell'ecosistema e l'ascolto dei cicli vegetativi della vite. Agronomia come atto culturale: conoscenza profonda della vigna e capacità di accompagnarla verso il suo equilibrio migliore. Qui nasce la consapevolezza che ogni scelta agricola è una presa di posizione etica, perchè incide sul paesaggio, sul futuro del territorio e sull'espressione del vino.
- Padronanza tecnica: la capacità di lasciare esprimere al meglio il potenziale dell'uva mediante un uso consapevole e misurato delle tecnologie di cantina. Quando è davvero padroneggiata, la tecnica è discreta, ma decisiva. Questo criterio educa il consumatore a percepire la qualità degli interventi enologici e restituisce all'enologo il suo ruolo più autentico di accompagnatore dell'uva verso il calice.
- Identità: il legame profondo riconoscibile con quel determinato territorio e con quella storia. Un vino identitario parla una lingua precisa, fatta di suolo, clima, tradizione e interpretazione umana. Quando impariamo ad ascoltarla, cresce la nostra consapevolezza di desiderare proprio quel vino, in quella veste, perchè espressione autentica di un luogo. Il rifiuto del gusto omologato e la valorizzazione della personalità di un vino come ricchezza culturale.
- Equilibrio: l'armonia di tutte le componenti, ci insegna che la grandezza non risiede nell'eccesso, bensì nella proporzione consapevole.
- Coerenza: il criterio più profondo e, col tempo, il più rivelatore. Coerenza tra annate, tra filosofia dichiarata e risultati concreti, tra stile comunicato e quello reale. La consapevolezza si trasforma in giudizio critico: non basta realizzare un grande vino in un signolo momento, serve una visione solida, credibile e capace di reggere nel tempo.
Premiare le persone
In questo quadro si inserisce uno degli aspetti più rivoluzionari della selezione: il riconoscimento non premierà esclusivamente un’etichetta o non si limiterà a esprimere solamente un punteggio, bensì valorizzerà “le persone che stanno costruendo i vigneti più impegnativi in tutto il mondo”. Una dichiarazione potente, che sposta il focus dal risultato al coraggio del progetto.
Costruire vigneti impegnativi significa lavorare in contesti difficili, fare scelte controcorrente, affrontare sfide climatiche, economiche e culturali. Vuol dire credere nel lungo periodo e investire in identità anziché in scorciatoie stilistiche. Michelin, con questa scelta, riconosce il valore umano del vino: la visione, la resilienza, la responsabilità di chi diventa custode di un paesaggio. È un riconoscimento che alimenta consapevolezza perché insegna a guardare chi c’è dietro un calice.
Il debutto: Borgogna e Bordeaux come origini simboliche
Michelin Grapes debutta proprio quest’anno partendo da due delle regioni vinicole più rinomate della Francia.
Bordeaux si distingue per la sua forza storica e per una reputazione mondiale costruita nei secoli: una regione che ha codificato il concetto stesso di classificazione, di mercato internazionale, di continuità produttiva. Il simbolo della solidità e della visione sistemica.
La Borgogna, al contrario, affonda il suo valore nei vigneti a conduzione familiare, nelle tradizioni tramandate di generazione in generazione. Qui l’identità nasce dalla frammentazione, dall’interpretazione del singolo cru, dall’ascolto del territorio. Due modelli diversi, complementari, che raccontano perfettamente l’ampiezza dello sguardo Michelin.
Convivere e non competere: il ruolo Michelin nel panorama critico enologico
Il mondo del vino è già ricco di voci autorevoli: James Suckling, Robert Parker – The Wine Advocate (oggi, non a caso, di proprietà Michelin), Wine Spectator, Wine Enthusiast, Veronelli, Bibenda, Gambero Rosso. Ognuno con una storia, un linguaggio, un sistema di punteggio.
La Wine Selection Michelin non nasce per sostituirsi, ma per completare. Le altre guide spesso si concentrano sul vino come espressione sensoriale o come prodotto da valutare in un dato momento, mentre Michelin porta con sé una tradizione di giudiziosistemico: valuta il contesto, il produttore, la continuità, l’esperienza complessiva. Non si interroga solamente sulla bontà di un determinato vino, bensì è interessata alla storia che la cantina racconta e alla sua credibilità nel tempo.
È proprio in questa differenza che la coesistenza diventa valore. Più sguardi, più livelli di lettura, più strumenti per alimentare quella consapevolezza che trasforma il consumatore in osservatore attento e l’appassionato in interprete.
Questa nuova sezione Michelin non è solo una guida, ma è un invito a rallentare, a comprendere e a scegliere con coscienza.
La consapevolezza nasce dall’informazione ben spiegata, cresce con il confronto e si consolida quando impariamo a collegare il vino alle persone e ai territori
Perché il vino è il romanzo della nostra vita: un racconto fatto di capitoli agricoli e scelte tecniche, di territori che evolvono e di memorie che resistono al tempo, di uomini protagonisti.
Una guida capace di interpretare questo racconto non si limita a suggerirci cosa bere, ma ci accompagna nel comprendere
Di Silvia Gario – profilo linkedin https://www.linkedin.com/in/silvia-gario-9881b3236/